Perché Dan Burn è il simbolo del Newcastle, tornato a vincere un trofeo dopo una vita

Da piccolo venne scartato dai Magpies. Oggi è l'anima dello spogliatoio, e ha scelto il momento migliore per entrare nella storia del club.
di Redazione Undici 17 Marzo 2025 alle 18:16

Tutti si erano dimenticati di lui. Ieri la difesa del Liverpool lo ha lasciato solo in mezzo all’area, vent’anni fa lo stesso Newcastle che l’aveva scartato dal suo settore giovanile alla vigilia di Natale. Oggi Dan Burn incarna l’esemplare figliol prodigo che torna a casa dopo aver attraversato mille peripezie – sotto forma di carrelli di una catena di supermercati, era lì che lavorava a 17 anni – e diventa l’eroe più inaspettato nella travagliata storia dei Magpies. Un colpo di testa perentorio, a spaccare in due la finale di League Cup poi vinta dalla squadra di Eddie Howe. Era dal 1969 – allora fu la Coppa delle Fiere – che lo United non conquistava un trofeo, e fino a ieri bisognava andare addirittura alla FA Cup del remoto 1955 per trovare l’ultimo trofeo domestico dei Magpies. La tanto attesa rivoluzione societaria, con assaggi di Champions League e rinnovate ambizioni, riparte da qui. E dal suo utilissimo difensore.

Quella di Burn è la storia nella storia del giorno dopo. È nato a 21 km da Newcastle 33 anni fa, da tre indossa la maglia bianconera e col 33 sulla schiena ha profanato Wembley. Un veterano, ormai, per i Magpies: uomo-spogliatoio – il suo balletto con la medaglia al collo lo stanno vedendo per tutto il Tyneside – e solidissimo centralone da oltre 2 metri, 139 partite e sette gol. Era presente anche nel 2023, “Big Dan” quando gran parte della squadra odierna prese le misure alla Legue Cup cedendo però in finale al Manchester United. Appuntamento soltanto rinviato«Diciamo che ho avuto settimane peggiori», ha detto sorridendo dopo il trionfo. «Non voglio andare più a dormire perché ho paura che sia tutto un sogno, che sia tutta una bugia”.

Invece è il punto esclamativo di una risalita per due, giocatore più club. Quando Dan era bambino, ammirava le giocate di Alan Shearer dagli spalti del St James’ Park. Ha indossato la sua stessa maglia, nel vivaio, quando il Newcastle era ancora ai vertici della Premier. Mentre firmava il suo primo contratto professionistico – a Darlington, quarta divisione – i Magpies erano finiti in Championship. Gavetta che dà i suoi frutti, proprietà che si susseguono. Quando il Newcastle passa nelle mani del fondo saudita, nel 2022, Burn si trova al posto giusto: piena maturità calcistica, posto fisso nella difesa del Brighton, affidabilità da Premier. Ha tutte le caratteristiche dell’acquisto a basso costo, con le motivazioni extra del ragazzo di casa. Fu un ritorno gradito per tutta la tifoseria. Soltanto una persona già intravedeva fino a che punto sarebbe arrivata questa nuova avventura.

«Caro Dan», scrive oggi David, papà del giocatore. «Quando varcai i cancelli di Wembley portandoti sulle mie spalle, non avevi che sette anni. Eravamo contro il Chelsea, semifinale di FA Cup: chi l’avrebbe potuto immaginare che la volta successiva in cui il Newcastle si sarebbe ritrovato a lottare per una coppa in questo stadio, io sarei stato di nuovo in tribuna, ma a guardare mio figlio con queste fantastiche strisce bianconere? C’era soltanto questo club nel tuo destino». Ora nessuno si dimenticherà più di Burn, e quel che rappresenta.

 

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