Il Chelsea è così forte per la Conference League che la usa per lanciare i suoi giovani

I Blues sono arrivati in semifinale vincendo dieci partite su undici, e il bello è che l'hanno fatto con tanti ragazzi che non hanno avuto spazio in Premier League.
di Redazione Undici 11 Aprile 2025 alle 11:33

Battendo il Legia con un netto 3-0, per di più in trasferta, il Chelsea ha ipotecato l’accesso alla semifinale di Conference League. In Polonia, dopo la partita, il manager Enzo Maresca ha detto che di essere «innamorato» di Josh Acheampong, terzino destro di 18 anni che ha giocato da titolare; poi ha aggiunto che Tyrique George, 19enne esterno offensivo autore del primo gol della sua squadra, «ha giocato un buon primo tempo, ma nella ripresa ha mostrato tutte le sue grandi qualità». Acheampong e George, per chi non lo sapesse, sono due prodotti del floridissimo vivaio del Chelsea. Quest’anno hanno disputato, rispettivamente, nove e 18 partite complessive in tutte le competizioni. Ma la maggior parte di queste sono state gare di Conference League: considerando i playoff di qualificazione, la fase a gironi e quella a eliminazione diretta, Acheampong ha accumulato quattro presenze e 315 minuti di gioco; George, invece, ha messo insieme dieci presenze e 543 minuti di gioco.

Non si tratta di due casi isolati. Nel senso: il Chelsea ha utilizzato la Conference League – una competizione in cui è nettamente la squadra più forte, al punto che, per la fase a gironi, la lista compilata da Maresca era priva di Wesley Fofana, Romeo Lavia e soprattutto Cole Palmer – per lanciare moltissimi giocatori di talento, molti dei quali non sono riusciti ad avere un minutaggio significativo in altre competizioni. Ecco un po’ di nomi e un po’ di dati: oltre a George e Acheampong, anche Marc Guiu (19 anni, ex Barcellona) ha giocato sei partite, segnando per altro sei gol; nella fase a gironi, poi, hanno esordito anche il 20enne Sam Rak-Sakyi (quattro presenze), il 17enne Shumaira Mheuka (due presenze), il 21enne Havey Vale (due presenze), il 18enne Ato Ampah (una presenza), il 18enne Murray-Campbell (una presenza), il 18enne Kiano Dyer (una presenza). A Varsavia, poi, c’è stato anche l’esordio di Mathis Amougou, 19enne difensore centrale. E se torniamo indietro alla fase a gironi, rileviamo che tra i calciatori più utilizzati ci sono anche Renato Veiga, Axel Disasi, Cesare Casadei e João Félix, tutti ceduti durante il mercato di gennaio.

Sono pochi gettoni di presenza, a volte si tratta anche di spezzoni di partite, ma i fatti restano. E sono evidenti. Anche perché, se guardiamo ai minutaggi relativi alle gare di Premier League, scopriamo che solo Acheampong è riuscito a giocare una partita dal primo minuto; e che solo George e Guiu sono riusciti ad andare in campo da subentrati. Tutti gli altri giocatori che hanno trovato spazio in Conference League non hanno ancora esordito in gare di campionato. Il discorso potrebbe essere allargato anche ai “titolari” e alle “riserve”. Per dire: il giocatore del Chelsea che ha accumulato più minuti giocati in Conference League, Kiernan Dewsbury-Hall, ha giocato solo due partite di Premier dall’inizio; la proporzione è similare anche nel caso di Benoit Badiashile, che è il secondo calciatore di movimento più utilizzato da Maresca in gare di Conference, ma in campionato non è andato oltre quota tre gare da titolare. Il bello è che tutta questa sproporzione non ha impedito ai Blues di arrivare in semifinale, a meno di clamorosi ribaltoni nel match di ritorno contro il Legia, con un ruolino di marcia da dieci vittorie e una sconfitta in undici partite, con 35 gol fatti e otto subiti. Come dire: Maresca avrà anche schierato dei giovani, ma questi giovani non sono poi così male – almeno in Conference League.

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