Un matematico cileno ha fatto causa alla UEFA perché sostiene che il “formato svizzero” della Champions League a 36 squadre sia una sua idea

Secondo Leandro Shara, il sistema dell'attuale League Phase gli è stato "rubato" dalla confederazione europea. E per questo ha chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro.
di Redazione Undici 28 Aprile 2026 alle 15:41

Alla base dell’attuale format della Champions League, quello a 36 squadre con otto partite garantite per ogni club, sembra esserci la mano – o meglio: la mente – di un matematico cileno. Il quale ha fatto causa alla UEFA, sostenendo che la formula dell’attuale League Phase sia una sua idea. E che, quindi, la Confederazione europea abbia commesso un vero e proprio furto ai suoi danni. Il querelante si chiama Leandro Shara, è nato a Santiago del Cile nel 1966 e dichiara di aver avuto i primi contatti con i dirigenti UEFA nel giugno del 2013, a Tel Aviv, in Israele. «Mi vidi all’epoca con Giorgio Marchetti (oggi Segretario Generale della UEFA) e il suo assistente Lance Kelly», ha spiegato Shara a El Mundo. «Ho dei testimoni, perché mi accompagnò un socio messicano in un lungo viaggio di 36 ore dal Cile».

Secondo Shara, proprio nel corso di quell’incontro la UEFA entrò per la prima volta a contatto con quella che era la sua idea per cambiare il format della Champions. Da parte loro, sempre secondo Shara, i dirigenti della Confederazione europea se ne sarebbero appropriati senza riconoscergli la paternità. Lo scorso 23 marzo, un Tribunale di Madrid ha dichiarato di essere pronto a trattare il caso e la partita sulla firma del “nuovo formato” della Champions League si giocherà quindi in tribunale: «Voglio solo che venga riconosciuta la mia paternità intellettuale», afferma Shara. Che, però, nel frattempo ha anche richiesto un risarcimento pari a 20 milioni di euro: «In fondo chiedo meno dello 0,5% dei ricavi che il mio formato genera», ha spiegato Shara.

Il matematico cileno ha ripercorso la strada che avrebbe portato la sua idea a essere “rubata” dall’UEFA: nel 2003, mentre si trovava in uno studio medico, Shara vide in televisione Joseph Blatter, ex presidente della FIFA, discutere con un giornalista circa l’impossibilità di ampliare il Mondiale coinvolgendo più squadre. «Ho chiesto subito una matita a un’impiegata», ha raccontato, «e mi sono annotato la mia idea su un foglio che mi sono poi messo in tasca». Blatter, sempre nel corso del suo intervento, aveva affermato di aver già chiesto aiuto a quattro società di consulenza, ma senza mai trovare una soluzione. Shara capisce allora il valore della sua intuizione e decide di illustrarla alla CONMEBOL (l’organismo che governa il calcio in Sud America). Ma il piano non va a buon fine: «Mi dissero che non lo avrebbero accettato», prosegue. «Due settimane dopo, però, apro il giornale e vedo le mie idee applicate alla Copa Libertadores».

Shara non si arrende e decide di brevettare il suo formato all’Organizzazione Internazionale dei Brevetti e dei Marchi. La sua idea viene allora messa in pratica per la prima volta nel 2011, per la Copa Chile, e poi nel 2015 nella Copa Perù. Il matematico diventa consulente esterno della FIFA per la sua capacità di organizzare delle competizioni e inizia a tenere delle conferenze in America, Asia e in Europa. Proprio nel corso di uno di questi viaggi, Shara inizia ad avere dei contatti con la UEFA, fino all’incontro di Tel Aviv nel 2013, quando il matematico cileno presenta la sua proposta anche all’organismo di Nyon. I vertici UEFA, almeno inizialmente, non sembrano entusiasti del progetto, convinti che i tempi di una rivoluzione del formato della Champions siano ancora prematuri. Tutto cambia però quando il monopolio UEFA viene minacciato dalla Super Lega (competizione privata ideata nel 2021 da 12 top club europei come alternativa alla Champions League): i club, in sostanza, chiedono più ricavi e così nel 2024, dopo vent’anni, viene abbandonato il classico formato a gironi con l’introduzione del campionato unico a 36 squadre.

Secondo il matematico cileno, questo format sarebbe stato costruito a partire dalla sua idea, mentre Nyon rivendica la paternità del progetto. Sostenendo, per altro, che la creazione del cosiddetto “formato svizzero” – così com’è stato ribattezzato dalla stampa – sia stata «il frutto di 10mila ore di lavoro». Come detto, Shara decide allora di passare per vie legali, chiedendo un risarcimento di oltre 20 milioni di euro – cifra destinata ad aumentare per ogni stagione in cui il formato viene applicato. Non prima, però, di aver teso di nuovo la mano verso Nyon per risolvere la questione in modo amichevole: sempre secondo quanto riportato da El Mundo, «la società guidata da Shara ha cercato di ottenere il riconoscimento del nostro format da parte della UEFA, ma loro hanno risposto con disprezzo». Poi dopo sono arrivate le denunce e il procedimento in tribunale. Che, tra qualche tempo, dirà la verità (giudiziaria) sull’invenzione della League Phase.

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