La vittoria di Luciano Darderi contro Alexander Zverev agli Internazionali di Roma entrerà di diritto tra le partite simbolo del tennis italiano contemporaneo: non soltanto per il valore dell’avversario, numero 3 del mondo, ma soprattutto per il modo in cui è arrivata. Il match era praticamente perso. Il primo set è stato un monologo di Zverev: 6-1 netto, pesante, martellante. Darderi sembrava travolto dalla tensione, incapace di reggere il ritmo del tedesco da fondo campo. Il rovescio non funzionava, gli scambi importanti prendevano tutti la direzione del tedesco. Anche nel secondo set il copione sembrava lo stesso. Zverev ha servito per la partita e ha avuto addirittura quattro match point. Quattro occasioni per chiudere, per mettere fine alla resistenza dell’italiano e avanzare senza troppo rumore. Invece, proprio lì, qualcosa è cambiato.
A raccontarlo è stato lo stesso Darderi nel dopo partita ai microfoni di Sky Sport, con parole che spiegano meglio di qualsiasi analisi tecnica la natura della sua rimonta: «Ho cominciato male perché avevo la pressione bassa, poi alla fine del primo set sono andato nello spogliatoio, mi sono guardato allo specchio e ho capito che dovevo lottare fino alla fine» ha raccontato. È una frase schietta, ma dentro c’è tutto il significato del suo pomeriggio romana. Darderi ha vinto una battaglia mentale contro il timore di non essere all’altezza, contro un avversario superiore per classifica ed esperienza, contro una situazione che sembrava definitivamente compromessa.
Il pubblico dello Stadio Pietrangeli ha percepito il momento emotivo e ha trascinato l’azzurro. Il Foro Italico, già straordinario nelle grandi occasioni, si è trasformato in una bolgia. Ogni punto vinto da Darderi veniva accolto come un gol. Eppure sarebbe sbagliato ridurre tutto all’aspetto di pelle. La partita è cambiata anche sul piano tecnico e tattico quando Darderi ha iniziato a lavorare sul dritto dell’avversario. Nel primo set e nella prima parte del secondo, Zverev ha dominato con il rovescio, superiore per profondità e velocità a quello dell’italiano. Così il numero 3 del ranking atp si è costruito il 6-1 con cui ha concluso il primo parziale e il 5-4 con cui ha indirizzato il secondo.
Ma proprio sul più bello qualcosa è cambiato in Zverev. Non è la prima volta che il tedesco vive blackout improvvisi durante match apparentemente sotto controllo. Quando la sfida si è trasformata in una lotta punto a punto, il numero 3 del mondo ha smesso di imporre il proprio tennis e ha finito per accettare il piano gara di Darderi. Il suo diritto si è accorciato, il timing è diventato incerto, gli errori gratuiti hanno iniziato a moltiplicarsi. Darderi, invece, è cresciuto punto dopo punto. Ha capito che non doveva più cercare il vincente immediato, ma entrare nella battaglia di resistenza. E lì ha mostrato una maturità sorprendente. Ha accettato di soffrire, di giocare scambi lunghi, di restare aggrappato alla partita anche nei momenti più complicati. Il tie-break del secondo set, vinto dopo aver annullato quattro match point, è stato il punto di non ritorno psicologico della sfida.
Da quel momento Zverev è crollato. Non soltanto tecnicamente, ma soprattutto emotivamente. Il linguaggio del corpo raccontava frustrazione, nervosismo, incredulità. Ogni occasione mancata sembrava pesargli addosso sempre di più. Darderi, al contrario, correva sospinto da un’energia nuova. Il terzo set è filato via liscio, dominato e concluso con un sorprendente 6-0. L’italiano ha preso subito il controllo degli scambi, ha continuato a martellare sul diritto del tedesco e non ha più concesso spiragli. Quando l’ultimo punto si è chiuso, l’immagine di Darderi in lacrime ha raccontato tutto. Quelle lacrime non erano soltanto per una vittoria prestigiosa. Erano il simbolo di un salto definitivo di dimensione. In carriera Luciano aveva già conquistato i titoli ATP 250 di Cordoba, Bastad, Marrakesch e Umago. Certo, risultati importanti che ne avevano certificato la crescita, ma sconfiggere il numero 3 del mondo in un Masters 1000, a Roma, davanti al pubblico di casa e dopo una rimonta del genere, rappresenta qualcosa di diverso. È il successo che cambia la percezione di un giocatore, dentro e fuori dal circuito.
Da lunedì prossimo Darderi sarà il numero 17 del ranking mondiale ATP. Un traguardo storico anche per il tennis italiano, che per la prima volta avrà quattro giocatori nella top 20 del mondo: Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e appunto Darderi. È la fotografia di un movimento che non ha precedenti nella storia azzurra, capace oggi di produrre talento, continuità e profondità ad altissimo livello. L’ennesima conferma che il tennis italiano vive una nuova età dell’oro. Dentro questa generazione straordinaria, Luciano Darderi ha appena trovato il suo posto. Con il cuore, con il carattere e con una rimonta che il Foro Italico difficilmente dimenticherà.