Luciano Darderi è arrivato nell’élite, e lo sta facendo con un gioco tutto nuovo per il tennis italiano

Forza mentale, completezza tecnica, varietà nei colpi e nelle idee: così il giocatore azzurro ha battuto Jodar, al termine di una partita dalle mille vite.
di Redazione Undici 14 Maggio 2026 alle 11:43

Erano le due di notte quando Luciano Darderi ha scaricato in un pianto tutta la tensione della settimana più intensa della sua vita tennistica. Una semifinale agli Internazionale d’Italia da festeggiare, ma ancor di più da assorbire e interiorizzare per uno che in carriera non è mai andato oltre i titoli 250 (ha vinto a Santiago, Umago, Bastad, Marrakech e Cordoba) ma delle emozioni così, davanti a un pubblico che faceva concorrenza alle curve della contemporanea finale di Coppa Italia, proprio non poteva neanche immaginarle. Il quarto di finale contro il giovane talento spagnolo Jodar è stata una partita infinita, spezzata, nervosa, vissuta tra strappi emotivi e continui cambi di inerzia. Ma ne è valsa la pena. Perché quello che il Foro Italico sta ammirando non è solo il miglior Darderi di sempre, ma anche un giocatore che può stare nell’élite del tennis.

Il 7-6, 5-7, 6-0 con cui ha battuto Jodar certifica una crescita tecnica, mentale e atletica che ormai non può più essere considerata episodica. Darderi non sta soltanto vincendo: sta imparando a restare sempre dentro le partite complicate, a sopravvivere ai momenti negativi e a entrare nella testa degli avversari. Lo aveva già fatto contro Zverev, lo ha rifatto contro il giovane talento spagnolo, resistendo alla tempesta e poi travolgendo qualsiasi cosa nel set decisivo.

È stato una partita strana, quasi schizofrenica nel suo sviluppo. Fatta di interruzioni, accelerazioni improvvise e momenti completamente opposti tra loro. Nel primo set si è persino fermato tutto per circa venti minuti, quando i fuochi d’artificio provenienti dall’Olimpico, dopo la vittoria dell’Inter in Coppa Italia, hanno reso impossibile il prosieguo del gioco. Una pausa surreale, che ha spezzato il ritmo e costretto entrambi a raffreddarsi proprio nel momento in cui la tensione stava salendo. Fino a quel momento il match era stato equilibrato, con Jodar bravo a togliere tempo e a usare la velocità di palla per evitare che Darderi prendesse il controllo con il dritto. Il giocatore italiano, però, dava già la sensazione di avere qualcosa in più nei momenti importanti. Non sempre continuo, non sempre brillante, ma capace di aumentare improvvisamente il peso dei colpi.

Ed è esattamente ciò che è successo nel tie-break del primo set. Sotto 2-5, con Jodar vicino a portarsi avanti dopo oltre un’ora di lotta corpo a corpo, Darderi ha improvvisamente cambiato marcia. Ha alzato il livello del suo tennis, ma soprattutto la velocità e l’intensità dei colpi. Il dritto ha iniziato a viaggiare più pesante, il rovescio è diventato più profondo e il servizio gli ha regalato punti rapidi nei momenti decisivi. Da lì il tie-break si è completamente ribaltato. Jodar, fino a quel momento lucidissimo, ha iniziato a sentire e a subire la pressione. Luciano ha infilato cinque punti consecutivi, recuperando lo svantaggio fino al 7-5 finale. È stato il primo vero segnale di superiorità psicologica della sua partita. Non soltanto il colpo da campione, ma la capacità di riconoscere il momento e prenderselo.

La rimonta pareva il giro di boa della partita, anche perché nel secondo set Darderi ha continuato a spingere, dando l’impressione di poter scappare via. Il game chiave è arrivato subito, nel secondo gioco, quando si è trovato sotto 0-40 al servizio. Un passaggio delicatissimo: perdere la battuta lì avrebbe significato rimettere tutto in discussione. Invece Darderi ha reagito con personalità, cancellando le tre palle break con coraggio e aggressività. Quel gioco salvato sembrava l’anticamera della fuga definitiva. Nel quarto game, infatti, Darderi si è procurato addirittura due palle per il doppio break. Il pubblico del Centrale sentiva il profumo della semifinale e anche Jodar sembrava vicino al crollo.

Ma lì è venuto fuori il talento del giovane spagnolo. Con le spalle al muro, Jodar ha iniziato a rischiare tutto. Ha alzato enormemente il livello dell’aggressività, ha preso in mano gli scambi fin dai primi colpi e soprattutto ha trovato alcuni lungolinea impressionanti, tirati all’incrocio delle righe. Darderi, che fino a quel momento sembrava in totale controllo, ha iniziato lentamente a calare. Prima fisicamente, poi anche mentalmente. Le gambe sono diventate più pesanti, la percentuale di prime di servizio si è abbassata e la sua spinta da fondo campo ha perso incisività. Jodar lo ha percepito immediatamente, continuando a martellare e costringendo Luciano a difendersi sempre più spesso. La partita è entrata in una fase completamente diversa: non più il dominio progressivo dell’azzurro, ma una battaglia di resistenza.

Il break subito da Darderi ha rimesso tutto in discussione e da quel momento Jodar non ha più perso il servizio. Con coraggio e qualità ha continuato a comandare molti degli scambi più importanti, sfruttando il momento di difficoltà dell’italiano. Il dodicesimo game del secondo set è stato il simbolo perfetto di quel passaggio di inerzia. Darderi, ormai in evidente affanno, ha concesso troppo con la seconda di servizio e Jodar ne ha approfittato senza esitazioni. Lo spagnolo ha strappato il servizio nel momento decisivo, chiudendo il set 7-5 e trascinando la sfida al terzo.

Dopo un set perso in quel modo, dopo aver avuto in mano la partita e aver visto tutto riaprirsi, Luciano avrebbe potuto crollare. Sarebbe stato umano, quasi prevedibile e invece come già accaduto contro Zverev, Darderi ha ritrovato improvvisamente energie fisiche e mentali che sembravano finite, ma soprattutto è riuscito ancora una volta a entrare nella testa dell’avversario.

Il terzo set è stato un monologo. Darderi ha iniziato a muoversi di nuovo con leggerezza, a spingere con le gambe e a variare continuamente il gioco. È stato il set della completezza tecnica. Dritti violentissimi, rovesci profondi, smorzate precise, accelerazioni improvvise: Luciano sembrava ovunque. eJodar si è progressivamente sciolto. La rimonta del secondo set gli aveva richiesto enormi sforzi e nel momento in cui Darderi ha ripreso il controllo il giovane spagnolo non è più riuscito a reagire. Gli errori gratuiti hanno iniziato ad accumularsi fin dai primi game del parziale decisivo, alimentando il nervosismo e togliendogli sicurezza. Luciano ha capito immediatamente che quello era il momento di affondare. Il pubblico del Foro Italico si è acceso definitivamente, trascinando l’azzurro verso un finale trionfale.

Il 6-0 conclusivo è stato durissimo, quasi crudele nelle proporzioni, ma perfettamente coerente con quanto visto nel terzo set. Darderi ha dominato sotto ogni aspetto, mostrando un’impressionante superiorità atletica, mentale e tecnica. Ed è questa, a livello storico e di movimento, la vera notizia: per anni il tennis italiano ha prodotto giocatori tecnicamente validi ma fragili nei momenti di caos emotivo. Darderi invece sta dimostrando qualcosa di diverso: la capacità di soffrire senza disunirsi. Con questa vittoria diventa il decimo italiano a raggiungere almeno una semifinale a livello Masters 1000 e l’ottavo italiano dell’Era Open a spingersi fino alle semifinali degli Internazionali d’Italia. Numeri importanti, ma che raccontano soltanto in parte la dimensione di ciò che sta facendo a Roma.

Darderi sta giocando un tennis pieno di fiducia, aggressivo ma sempre più maturo nelle scelte, trasmettendo la sensazione di appartenere a questo livello., d’altra parte da lunedì sarà numero 17 del ranking ATP. Venerdì, per un posto in finale, lo aspetta Casper Ruud. Un avversario durissimo, probabilmente uno dei peggiori possibili sulla terra battuta. Ruud è solidissimo, esperto, abituato a gestire le grandi partite e in questo momento sta giocando un tennis di altissimo livello. Ma Darderi arriva all’appuntamento con una fiducia che sembra quasi irreale, o forse no, perché quando un giocatore entra in quello stato mentale in cui tutto sembra possibile, anche le partite più difficili assumono contorni diversi. Luciano sta vivendo su una nuvola che, almeno per ora, pare davvero molto solida.

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