Due volte. Jannik Sinner ha dovuto vincere questa semifinale degli Internazionali d’Italia per due volte. La prima ieri sera, quando sul Centrale del Foro Italico sembrava aver completamente anestetizzato Daniil Medvedev con un primo set dominato, quasi perfetto, chiuso 6-2 tra accelerazioni imprendibili, risposte profondissime e quella sensazione di superiorità che ormai accompagna il numero uno del mondo in quasi ogni sua apparizione. La seconda oggi, dopo una notte lunghissima, dopo la pioggia, l’interruzione, il rinvio e soprattutto dopo il rischio concreto che una partita apparentemente chiusa potesse trasformarsi in una trappola.
Alla fine Sinner ce l’ha fatta davvero: 6-2, 5-7, 6-4 il punteggio con cui ha superato il russo, conquistando la finale a Roma e confermando ancora una volta una qualità che forse più di tutte lo sta rendendo il dominatore di questa stagione: la capacità di vincere anche quando il copione cambia improvvisamente. Per oltre un set e mezzo la semifinale sembrava una dimostrazione di forza quasi brutale. Ieri Sinner era entrato in campo con la precisione chirurgica dei suoi giorni migliori, togliendo immediatamente ritmo a Medvedev e costringendolo a rincorrere. Il russo provava a spezzare gli scambi, ad allungare i punti, a variare traiettorie e profondità, ma dall’altra parte della rete trovava un avversario semplicemente ingiocabile.
Il primo set è stato un manifesto del tennis di Sinner nel 2026. Servizio efficace, risposta aggressiva, capacità di prendere il centro del campo e comandare lo scambio sin dal primo colpo. Il 6-2 finale racconta solo in parte il dominio espresso dall’azzurro, perché la sensazione visiva era ancora più netta: ogni volta che accelerava con il rovescio lungolinea o con il dritto inside-out, il russo sembrava arracncare. A quel punto tutto lasciava pensare a una conclusione scontata. Il pubblico romano si stava già preparando a celebrare l’ennesima prova di forza del proprio campione, ma il tennis spesso cambia faccia in pochi minuti.
Nel secondo set qualcosa si è improvvisamente incrinato. Sinner ha iniziato a rallentare, a perdere intensità negli spostamenti, a mostrare segnali di fatica. Un malore improvviso gli ha tolto brillantezza proprio quando il match sembrava ormai in controllo. Medvedev, che vive di resistenza mentale e di capacità di restare dentro i match anche quando sembrano sfuggirgli, ha immediatamente percepito il cambiamento. Il russo ha iniziato ad allungare gli scambi e far correre Jannik che senza girarci troppo intorno a un certo punto sembrava piegato in due dal mal di stomaco.
Jannik ha provato comunque a restare aggrappato al match con la qualità dei grandi campioni, ma nell’undicesimo gioco del secondo parziale. È stato quello il passaggio che ha rimesso tutto in discussione. Medvedev ha trovato il break nel momento chiave, approfittando di un calo evidente dell’azzurro e poi ha chiuso il set 7-5, trascinando la semifinale al terzo. In quel momento, dopo oltre due ore di gioco, l’inerzia sembrava improvvisamente cambiata. Il Centrale ha iniziato a interrogarsi sulle condizioni di Sinner, sulla sua tenuta fisica. Per la prima volta nella partita, Medvedev appariva davvero convinto di poter ribaltare tutto.
Eppure il numero uno del mondo ha dimostrato ancora una volta perché oggi sia il riferimento assoluto del circuito. Nel terzo parziale Sinner è tornato in campo con un atteggiamento completamente diverso. Più aggressivo e leggero nelle gambe, quasi rigenerato. Ha immediatamente strappato il servizio a Medvedev, riprendendosi il controllo della semifinale e riportando il pubblico romano dalla sua parte. Sembrava il colpo definitivo. Ma proprio quando il match stava entrando nella fase conclusiva, il cielo sopra il Foro Italico ha deciso di aggiungere un altro ostacolo alla notte infinita del numero uno del mondo.
La pioggia è diventata sempre più intensa, fino a costringere gli organizzatori all’interruzione. Poi il rinvio a oggi. Una situazione complicatissima soprattutto per chi, come Sinner, aveva appena ritrovato ritmo e fiducia. Fermarsi così, a pochi giochi dalla vittoria, con una notte in mezzo e tutte le tensioni da gestire, poteva rappresentare il punto di svolta emotivo del match. L’azzurro è arrivato in campo oggi con la lucidità e la fame di chi non voleva lasciare spazio a sorprese. Nessuna esitazione, nessun timore di vedere la partita riaprirsi. Fin dai primi punti della ripresa ha aggredito Medvedev, mantenendo il vantaggio di break e trasmettendo immediatamente la sensazione di avere una sola intenzione: chiudere il discorso il più rapidamente possibile.
Il russo ha provato a restare agganciato alla partita, ma Sinner non gli ha più lasciato spiragli. Il 6-4 conclusivo ha liberato tutta la tensione accumulata tra ieri sera e oggi. Più che una semplice vittoria, è sembrata una dimostrazione di maturità assoluta. «Giocarsi tutto in così poco tempo è una sfida diversa. Di notte solitamente non faccio fatica a dormire, mentre ieri sì. Il terzo set era quasi finito, ma non sai mai cosa può accadere», ha spiegato Jannik a Sky Sport. «È quasi un nuovo inizio. Alla fine sono contento per come sono riuscito a gestire». Adesso il numero uno del mondo può guardare avanti. Domani alle 17 affronterà Casper Ruud in finale, con la possibilità di entrare ancora di più nella storia del tennis contemporaneo. In caso di successo, Sinner conquisterebbe infatti il quinto Masters 1000 consecutivo del suo straordinario 2026, un risultato che certificherebbe ulteriormente il dominio costruito negli ultimi mesi.
Ma Roma, per un italiano, vale sempre qualcosa in più. Perché gli Internazionali d’Italia non sono semplicemente un torneo. Sono il torneo. Sinner non giocherà soltanto per un altro titolo. Dopo aver battuto due volte Medvedev nella stessa semifinale, Sinner è a un solo passo dal completare l’opera. E Roma sogna insieme a lui: vedere finalmente un italiano alzare il trofeo degli Internazionali d’Italia, cinquant’anni dopo l’ultima volta firmata Adriano Panatta.