Al di là dell’impatto storico della vittoria in sé, un italiano a Roma non vinceva da cinquant’anni esatti, era il 1976 e l’italiano in questione era un mito assoluto come Adriano Panatta, Jannik Sinner ha dimostrato di essere diventato un cecchino assoluto. È un discorso relativo al campo, a ciò che succede durante le partite, nel senso che ogni avversario viene letto e poi spazzato via, letteralmente, con relativa facilità. Ma poi adesso la questione è anche strategica, di pianificazione personale: al netto dell’assenza di Carlos Alcaraz, che ha inevitabilmente un peso significativo sull’incredibile striscia di vittorie ai Masters 1000, la scelta di non saltare nessun torneo, di andare a Monte Carlo, a Madrid e poi a Roma, in attesa del Roland Garros, si è rivelata giusta. Si è rivelata vincente.
Perché Sinner ha fatto la storia non solo di Roma, degli Internazionali del Foro Italico e del tennis italiano: ha fatto la storia in senso assoluto. È diventato il secondo giocatore in assoluto a vincere tutti i Masters 1000 in calendario, prima di lui c’era riuscito solo Djokovic. Solo che Jannik l’ha fatto a 25 anni ancora da compiere, con una carriera ancora tutta da costruire. Da rendere (ancora più) leggendaria. Probabilmente la grandezza potenziale di questo record ha finito per rendere contratto Sinner. Lo si è visto all’inizio del primo set, quando Jannik ha sentito un po’ la pressione del Foro Italico e della finale. C’erano i cartelli del pubblico che gli chiedeva di “nun fare scherzi”, declinato così alla romana, poi magari anche la presenza di Mattarella e Panatta, il rovescio potente di Ruud che il numero uno non si aspettava. Tutti elementi che hanno sciolto anche l’uomo di ghiaccio, che si è ritrovato sullo 0-2 quasi senza accorgersene, con una prima di servizio che stentava a ingranare.
Eppure la forza di Jannik sta proprio lì: andare avanti con il suo piano partita per poi imporsi, fino ad andarsi a prendere la partita. Indipendentemente da quello che gli succede. E così Sinner ha recuperato subito lo svantaggio, rispondendo a volte in modo più aggressivo, altre stando più lontano dalla rigando limitando al massimo il dritto del norvegese che se azionato poteva fargli davvero male. Quando poi sono saliti i colpi in battuta, è cresciuta anche la sua fiducia e sul 4 pari è arrivata la spallata semplicemente del giocatore più forte in campo e al mondo. Con tre palle corte Sinner si è preso il break nel nono gioco, per chiudere poi agilmente sul 6-4 in 46 minuti. La differenza, come accade spesso per l’altoatesino, l’ha fatta il servizio: è vero che Jannik ha concluso il primo set con solo il 52% di prime, ma quando sono entrate ha perso solo un 15.
Ruud ha così perso l’occasione di sfruttare un inizio non perfetto del numero uno e l’ha pagata psicologicamente. Il numero 25 si è scoperto ancora una volta fragile, anche sulla sua amata terra rossa. Sarà per quei quattro precedenti che dicono 4-0 Sinner senza perdere neanche un set, o sarà per il fatto che Jannik in qualche modo ha vinto un set anche quando sembrava in difficoltà, ma Ruud è andato completamente fuori giri, anche con il dritto. La qualità della risposta di Sinner l’ha mandato ai matti e il norvegese è stato breakato subito nel primo gioco e ha rischiato di farsi strappare il servizio anche nel terzo gioco. L’1-2 con cui ha fermato un’emorragia di cinque giochi persi di fila è stata una boccata d’ossigeno per Ruud.
Peccato per il norvegese che Sinner abbia ricominciato a giocare un tennis splendido, sempre più naturale, semplice, quando in realtà le palle corte, solo poco tempo fa, sembravano un po’ rigide, meccaniche. Il braccio sciolto e un servizio costantemente più centrato hanno fatto il resto. Dal break del secondo set la partita non è più stata in discussione, anche se Ruud ha recuperato il momento di sbandamento, tornando agli standard di inizio match. Per Casper, però, era troppo tardi. Sinner ha chiuso con un altro 6-4, diventando l’unico giocatore nella storia a vincere sei Masters 1000 consecutivi, cinque in una stagione.
Ecco, c’era anche questo record qui da snocciolare, da celebrare. Un primato incredibile, assurdo anche solo a pensarci, che certifica il dominio assoluto di un giocatore che in questo momento non ha avversari. L’unico degno di questo titolo – ovviamente parliamo di Carlos Alcaraz – in questo momento è fuori per infortunio, e questa assenza ha determinato un contesto in cui nessuno riesce neanche a impensierire il numero uno del mondo. Forse ci riescono per qualche minuto, per qualche game, come Medvedev in semifinale, ma poi la superiorità di Sinner si riprende la scena. Tutta la scena, e agli altri restano le briciole. Succede sempre così quando arrivano i fuoriclasse in grado di fare la storia.