Nessuno al mondo come Florentino Pérez. Ammirato e contestato, inviso e applaudito. In ogni caso, uno dei presidenti più vincenti nella storia del calcio, alla guida del club più vincente di sempre: per questo il suo modo di dirigere il Real Madrid sta facendo scuola. Non certo da oggi, ma oggi un po’ di più. Soprattutto fra quegli ex calciatori che hanno avuto modo di osservarlo da vicino, passo a passo, in ambito dirigenziale. E ora sono pronti a mettersi alla prova dietro la scrivania: l’ultimo esempio è Sergio Ramos, che in questi giorni ha finalizzato l’acquisto di una parte delle quote societarie del Siviglia – un’iniezione di liquidità e fiducia di cui gli andalusi avevano un gran bisogno, per poter pianificare una vera ricostruzione dopo alcuni anni molto difficili.
Come racconta Diário AS, era stato proprio Florentino, nel 2005, a portare Sergio alla corte dei Blancos grazie a un investimento fuori dal comune per i canoni dell’epoca, soprattutto per un giovane spagnolo. Da lì in poi il rapporto umano e professionale tra il difensore – futuro capitano, megafono identitario, icona di madridismo – e il patron del Real non si è più interrotto. Ora potranno incontrarsi per la prima volta da dirigenti, da colleghi alla pari, proprio mentre Pérez ha rotto il silenzio annunciando di avere tutte le intenzioni di rimanere alla guida del Real Madrid almeno fino al 2029.
Se Ramos è un po’ il suo figlio adottivo, in ambito calcistico, la lista di chi ritiene il presidente del Real un vero e proprio padre putativo è lunga e ricca di grandi nomi. Si pensi a Ronaldo il Fenomeno, da pioniere – con disavventure annesse – a capo del Valladolid (e in passato anche del Cruzeiro). Oppure a Cristiano Ronaldo, che da poco è diventato comproprietario dell’Almería, oppure a Luka Modric, che ha fatto un’operazione simile con lo Swansea. Ci sarebbero anche Courtois (con il Le Mans e con l’Extramadura) e Vinícius Júnior (con l’Alverca), per non parlare di Kylian Mbappé (che però aveva comprato il Caen prima ancora di trasferirsi a Madrid).
Non è finita qui: Fernando Hierro, vecchia bandiera dei Galacticos e della Nazionale spagnola, è diventato direttore generale del Málaga. Un altro baluardo come Iker Casillas aveva addirittura provato a sfidare Luis Rubiales al timone della Federcalcio spagnola – ma ora si accontenta di esplorare la Kings League. E ancora: Míchel Salgado oggi partecipa ai programmi di sviluppo della Federazione saudita, Figo e Roberto Carlos studiano da dirigenti sportivi più che da allenatori, mentre proprio qualche giorno fa Bellingham ha investito in una squadra di cricket.
Ma forse la storia più fortunata di tutti è quella di David Beckham: il numero uno dell’Inter Miami, di cui ha moltiplicato a dismisura il valore reale nel giro di pochi anni. Fino ad acquistare, ironia della sorte, niente meno che Lionel Messi – ecco, questo Pérez non potrà mai farlo. Ma l’influenza resta, eccome. «Ho imparato tanto da persone come Florentino», ha detto Beckham in questi anni. «Ha questa visione folle di portare i migliori giocatori del mondo e costruire uno stadio incredibile (obiettivo realizzato, ndr). Non ho mai aspirato a fare l’allenatore; non credo che sarei portato per quel ruolo, ma volevo possedere un club».
E a proposito di eterno dualismo tra Madrid e Barcellona. In questo lungo approfondimento, As traccia l’affascinante paragone tra Johan Cruijff e Florentino Pérez: così diversi, eppure così influenti nella loro diversità. L’uno capace di formare una straordinaria scuola di allenatori – Guardiola, Rijkaard, De Boer, Lopetegui: anche qui la lista è lunga –, l’altro impareggiabile punto di riferimento per chi studia da proprietario di un club. Soprattutto per quei fuoriclasse attenti che hanno avuto modo di ammirarlo in azione: «La sua capacità di convincere un giocatore a firmare è sempre stata straordinaria», raccontano gli ex madridisti. Perché per diventare il club numero uno al mondo servono le infrastrutture, la visione, le giuste scelte imprenditoriali. Ma soprattutto, dei mezzi di persuasione senza pari. Chiedere a Zidane, a CR7, a mezza storia recente del Real.