La vittoria del Tottenham in Europa League ha detto qualcosa di importante anche su Vicario, Udogie e gli italiani all’estero

Il portiere e l'esterno della Nazionale azzurra sono stati protagonisti nel trionfo di Bilbao. E dimostrano che lasciare la Serie A può essere una grande opportunità di crescita.
di Redazione Undici 22 Maggio 2025 alle 10:37

Battendo il Manchester United nella finale di Europa League, il Tottenham ha vinto il suo primo titolo major dopo 17 anni di astinenza totale. Anche Destiny Udogie e Guglielmo Vicario hanno messo fine al loro digiuno, conquistando il primo trofeo della loro carriera. Entrambi l’hanno fatto con un ruolo da protagonista: l’ex esterno dell’Udinese, dopo un inizio incerto, ha offerto una prestazione di grande impatto fisico, si può dire anche dominante; il portiere, invece, è stato prima attento e concreto per l’ordinaria amministrazione, poi è stato decisivo nel finale, soprattutto su un colpo di testa ravvicinato di Shaw. Anche per questo, al termine della partita, proprio Udogie – intervistato da Sky Sport Italia – si è lasciato andare a un urlo/complimento evidentemente liberatorio: «Non c’è niente da dire, Guglielmo è un fenomeno, un fenomeno!».

Ecco, proprio in virtù della presenza di Vicario e Udogie è un segnale da recepire e da interpretare, qui in Italia. Perché la presenza di due giocatori azzurri nel roster di Ange Postecoglou aggiorna il record dei giocatori italiani che hanno vinto una coppa europea in un club straniero: il tassametro era fermo a Émerson Palmieri, che ha conquistato la Conference League col West Ham nel 2023; lo stesso Émerson, insieme a Jorginho, con il Chelsea ha vinto la Champions del 2021 e l’Europa League del 2019, alzata al cielo anche da Davide Zappacosta. Prima di loro, però, c’è stato un lunghissimo periodo di vuoto: l’ultimo italiano in grado di vincere la Champions all’estero era stato Christian Panucci con il Real Madrid 1997/98; guardando invece all’Europa League, bisogna risalire al tempo di Matteo Darmian, vincitore dell’Europa League 2016/17 col Manchester United, e poi addirittura di Enzo Maresca, quando il torneo si chiamava ancora Coppa UEFA e l’attuale manager del Chelsea era centrocampista del Siviglia (vincitore del trofeo nella stagione 2006/07).

Insomma, sono vittorie che si contano sulle dita di due mani. Forse anche di una. Proprio in questi giorni, non a caso, l’osservatorio calcistico CIES ha rilevato come l’Italia sia un Paese che faccia un’enorme fatica a esportare i suoi talenti, anzi in questo senso è il peggiore tra tutti quelli che hanno una certa rilevanza calcistica (Brasile, Francia, Argentina, Spagna, Germania, Portogallo, Paesi Bassi). E quindi, in virtù di tutto questo, il successo di Udogie e Vicario – da unire all’ottima stagione di Tonali a Newcastle e di Donnarumma a Parigi – deve per forza avere un significato. Un significato anche facile da individuare e metabolizzare: la secolare ritrosia dei giocatori italiani nel trasferirsi all’estero è ormai anacronistica, un’avventura in Inghilterra, Spagna o Germania può essere un’opportunità per crescere, per affermarsi, in certi casi anche per vincere. Tutte esperienze che possono tornare utili ai calciatori, naturalmente, ma anche alla Nazionale italiana e a tutto il movimento. Avere giocatori di primo livello, con grandi trofei in bacheca, di solito è il primo passo per essere/tornare a essere competitivi.

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