Matias Almeyda è l’ottavo allenatore esonerato dal Siviglia negli ultimi tre anni e mezzo

La crisi – istituzionale, tecnica, economica – del club andaluso va avanti da un bel po' di tempo, ed è sempre più profonda.
di Redazione Undici 24 Marzo 2026 alle 13:49

Neppure uno come Matias Almeyda, che ne ha viste davvero di tutti i colori, è riuscito a dare un senso a una squadra/club ormai allo sbando come il Siviglia. Il suo esonero è arrivato dopo la sconfitta (0-2) interna contro un’altra nobile decaduta, il Valencia, ma di fatto non è neanche una notizia. L’argentino ex Lazio, Inter e Parma, infatti, è l’ottavo tecnico esonerato dalla società andalusa negli ultimi tre anni e mezzo. La crisi, insomma, è enorme ed evidente. E riguarda tutto: i risultati, le casse e l’identità stessa del club. In questo senso, il confronto con il passato è netto: durante le gestioni di allenatori come Joaquín Caparrós, Juande Ramos, Unai Emery e Julen Lopetegui, il Siviglia aveva goduto di lunghi periodi di continuità. Oggi, invece, la situazione è a dir poco caotica: lo dimostrano anche le lotte interne alla società e le proteste – anche violente – di una tifoseria esasperata, sì, ma che allo stesso tempo rifiuta la cessione del club a invrestitori stranieri.

Il ciclo terribile degli esoneri è iniziato a ottobre del 2022, quando il consiglio di amministrazione guidato da Pepe Castro decide di esonerare Lopetegui, nonostante il parere contrario del direttore sportivo Monchi. Da quel momento, la durata media degli allenatori sevillisti si riduce drasticamente, al punto che raramente un tecnico riesce a superare i nove mesi di permanenza al Ramón Sánchez Pizjuan. Eppure, proprio Lopetegui aveva portato risultati importanti: tre qualificazioni consecutive alla Champions League e la vittoria della UEFA Europa League ne 2020. Tuttavia, il rapporto con l’ambiente si era deteriorato fino all’esonero dopo una serie negativa di risultati.

Dopo di lui, si sono susseguiti tanti tecnici: Jorge Sampaoli resta in carica appena cinque mesi, prima di essere sostituito da José Luis Mendilibar, che riesce nell’impresa di salvare la squadra e conquistare nuovamente l’Europa League, superando avversari come Manchester United, Juventus e Roma; nonostante il successo, però, anche Mendilibar lascia pochi mesi dopo, segnando l’inizio di una fase particolarmente negativa. Seguono esperienze brevi e poco incisive: Diego Alonso rimane in carica appena due mesi senza ottenere vittorie, mentre Quique Sánchez Flores riesce a riportare ordine e a garantire la salvezza, scegliendo però di non proseguire l’avventura. Il bello – o il brutto, a seconda dei punti di vista – è che tutti questi esoneri non solo solo inutili, nel senso che non portano a risultati tangibili, ma sono anche molto costosi: per passare da Sampaoli a Sánchez Flores, il Siviglia “investe” ben 20 milioni di euro.

Nel frattempo, il club andaluso cambia anche al vertice societario, passando dalla presidenza di Castro a quella di José María del Nido Carrasco. In estate viene affidata la squadra a Xavier García Pimienta, esonerato poco prima della Semana Santa dopo una sconfitta contro il Valencia. Al suo posto subentra Caparrós, che riesce a mantenere la categoria con il minimo indispensabile. L’ultimo tentativo, nella scorsa estate, porta all’ingaggio di Matías Almeyda, ex giocatore del club in una delle stagioni più difficili della sua storia. Anche la sua esperienza dura appena nove mesi, visto che la crisi delle ultime settimane ha spazzato via un inizio abbastanza promettente. Ora, mentre il Siviglia si prepara ad accogliere l’ennesimo allenatore, resta l’immagine di un club in difficoltà strutturale, dove la panchina è diventata una posizione estremamente fragile e precaria.

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